RIFUNZIONALIZZAZIONE DEL CENTRO STORICO

​Alla crisi dell’edilizia non si risponde stando fermi

 

 

Al’incontro con l’Assessore regionale Curcuruto la CNA presenta il conto di una crisi del settore dell’edilizia che miete vittime a grandi numeri. 159 addetti in meno nel settore a Lesina, oltre 140 a Sannicandro Garganico, 70 ad Apricena. Intere famiglie rimaste senza reddito ed imprese ch chiudono non potendo più trovare ristoro neanche nel centro nord.

C’è bisogno di un cambio di passo collegato alle proposte che vengono a livello nazionale, come il piano casa, con un nuovo protagonismo da parte degli enti locali che devono essere capaci di seguire i processi di riconversione di cui ha bisogno il sistema economico di Capitanata.

All’edilizia non si potrà rispondere con politiche centrate sulle nuove costruzioni ed anche gli investimenti pubblici se concentrati sulle grandi opere infrastrutturali non potranno  dare una risposta alle piccole imprese del territorio.

Occorre invece puntare sul recupero e sulla rifunzionalizzazione del patrimonio edile esiste nei centri storici collocando, li dove possibile, i centri urbani dentro i nuovi flussi turistici che interessano la Capitanata dal Gargano ai Monti Dauni.

Una prima occasione è rappresentata dai bandi per la rigenerazione urbana da poco approvati dalla Regione che spingono i comuni a fare sistema e rete per definire una proposta di fruizione del territorio coordinata.

Al contempo bisogna pensare anche ad altro.

Bisogna muoversi e sbloccare anche gli investimenti privati.

Anche per questo la CNA ha scritto al Presidente della Repubblica chiedendo un intervento sulla questione del contenzioso in essere  tra Comune di Lesina, Comune di Sannicandro Garganico e privati presso il Commissariato  agli usi civici di Bari avente ad oggetto la determinazione dei confini dell’ ex feudo di Lesina e l’Università di Sannicandro Garganico  e conseguentemente, delle caratteristiche d’uso del suolo ( bene pubblico soggetto ad uso civico o privato di natura patrimoniale ).

Un giudizio insorto a partire dagli anni 30 del secolo trascorso e che ha  radici nella ripartizione effettuata dal regio ripartitore Biase Zurlo in attuazione della legislazione sull’eversione della feudalità e che oggi blocca anche l’approvazione definitiva del PIRT  di Torre Mileto, la cui attuazione consentirebbe non solo il recupero ambientale di quella parte di territorio ma anche di mettere in campo una nuova economia turistica  di cui si sente tanto bisogno.

L’attuazione del PIRT consentirebbe di investire risorse finanziarie e conseguentemente di creare nuove opportunità di lavoro nel settore dell’edilizia in un territorio dove l’industria edile è centrale nel sistema economico.

Il Pirt, che è stato approvato dal Comune nel 2004, è fermo alla Regione, a cui spetta l’approvazione per la definitiva adozione da parte del Comune, perché nessuno  vuole assumere una decisione in presenza del contenzioso presso il commissario agli usi civici di Bari.

Il giudizio da parte del commissario è atteso per il mese di Gennaio 2018, nonostante il CTU nominato dal precedente commissario abbia depositato la relazione tecnica in risposta ai quesiti posti dal commissario  nei primi anni del 2000.

Il territorio deve contare su classi dirigenti che decidono perché dalla crisi non si esce stando fermi e neanche muovendosi “ facendo la muina” ma individuando problemi e mettendo in campo soluzioni.

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